Il chiostro grande della Certosa di Padula con il prato centrale, il porticato ad arcate su due ordini e le montagne sullo sfondo
Certosa di Padula, chiostro grande — foto: IlSistemone · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Lasciata la costa e salendo verso l'interno, il paesaggio del Cilento cambia: le montagne si aprono su una lunga pianura coltivata, il Vallo di Diano. Ai piedi del paese di Padula si allunga un complesso monumentale che sorprende per le sue dimensioni: la Certosa di San Lorenzo, una delle più grandi d'Europa e, insieme a Paestum e a Velia, parte del sito UNESCO riconosciuto nel 1998 all'interno del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Sette secoli di storia certosina

La fondazione risale al 1306, quando Tommaso II Sanseverino, signore di questi territori, avviò la costruzione del monastero e lo affidò all'ordine dei Certosini. La Certosa fu dedicata a San Lorenzo, il diacono martire che secondo la tradizione morì su una graticola: non a caso, l'impianto dell'intero complesso viene spesso paragonato proprio alla forma di una graticola.

Nei secoli successivi il monastero crebbe senza sosta. La maggior parte di ciò che vedete oggi è frutto delle grandi trasformazioni avvenute tra Cinquecento e Settecento, quando la Certosa assunse l'aspetto barocco che caratterizza facciate, cortili e decorazioni. La vita dei monaci si interruppe bruscamente nel 1807, con la soppressione degli ordini religiosi nel periodo napoleonico: i Certosini furono allontanati e molte opere d'arte andarono disperse. Dichiarata monumento nazionale nel 1882, la Certosa fu utilizzata durante le due guerre mondiali anche come campo di prigionia.

Il chiostro grande e gli spazi dei monaci

Il complesso si estende su oltre cinquantamila metri quadrati e conta circa trecentocinquanta ambienti, con tre chiostri, giardini, cortili e una chiesa. Il cuore della visita è il chiostro grande, uno dei più vasti d'Europa: un immenso prato circondato da un porticato a due ordini, su cui si affacciavano le celle dei padri certosini. Ogni cella era in realtà una piccola casa autonoma, con stanze e un orto privato, perché la regola certosina prevedeva lunghe ore di solitudine e preghiera.

Percorrendo il porticato si capisce bene l'equilibrio tra vita comunitaria e isolamento che segnava la giornata dei monaci. Le proporzioni, il silenzio e la luce che entra tra le arcate fanno di questo spazio il momento più suggestivo della visita.

Cosa non perdere durante la visita

Oltre al chiostro grande, la Certosa conserva ambienti che raccontano bene la vita del monastero:

  • la chiesa, con il coro ligneo intarsiato realizzato all'inizio del Cinquecento;
  • la grande cucina, con l'ampia cappa centrale, e le cantine dove si conserva un antico torchio;
  • la biblioteca, con le scaffalature in legno che un tempo custodivano migliaia di volumi, in gran parte dispersi o trasferiti dopo la soppressione;
  • lo scalone ellittico settecentesco a doppia rampa, uno degli elementi architettonici più eleganti del complesso;
  • il Museo archeologico provinciale della Lucania occidentale, ospitato all'interno della Certosa, con reperti provenienti dal territorio del Vallo di Diano.

Prevedete almeno due o tre ore per una visita senza fretta: gli spazi sono molto ampi e tra un ambiente e l'altro si cammina parecchio.

Una gita nell'entroterra, dal mare alla montagna

La Certosa di Padula si trova nell'entroterra, nel cuore del Vallo di Diano, e si raggiunge in auto dalla costa attraversando colline e paesi dell'interno. È una gita in giornata che offre un piacevole cambio di scenario rispetto alle spiagge: l'aria è spesso più fresca, il paesaggio è fatto di campi, boschi e borghi arroccati, e il ritmo si fa più lento.

Il paese di Padula, alle spalle del monastero, merita una passeggiata tra vicoli e chiese. Chi visita la zona in estate può informarsi sulla rievocazione storica legata alla leggendaria frittata delle mille uova, che ogni anno ad agosto anima la corte esterna della Certosa. Per orari di apertura, biglietti e chiusure straordinarie, consultate sempre i canali ufficiali del Ministero della Cultura dedicati alla Certosa prima di mettervi in viaggio.

Consigli pratici

Indossate scarpe adatte a lunghe camminate e portate con voi una giacca leggera anche in estate: alcuni ambienti interni restano freschi. Nelle giornate più calde conviene arrivare al mattino, per godersi il chiostro grande prima che il sole sia alto. Se viaggiate con bambini, gli spazi aperti e i prati del complesso sono un buon posto per una pausa.

Al ritorno sulla costa, a Marina di Camerota, Casa di Ciro e Gigi vi accoglie con la vista mare dalla cucina e dal soggiorno: dopo una giornata tra chiostri e montagne, il panorama sul golfo è il modo migliore per ritrovare il ritmo delle vacanze al mare.

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